Mushotoku, il non profitto

Mushotoku

Se non pensiamo che al solo risultato, che al frutto, con la nostra coscienza personale,

non possiamo concentrarci né lasciar manifestare pienamente la nostra energia. 

Se si produce solamente lo sforzo, allora, il più grande frutto apparirà inconsciamente, naturalmente."

(Taisen Deshimaru Roshi)

La cosa più importante nella nostra pratica è la giusta attenzione: senza di essa non si può fare un buon Kendō.

Ma che cos'è la giusta attenzione?

E' l'essere esattamente in ciò che si fa, qui ed ora. A chi chiedeva cos'era lo Zen, molti maestri rispondevano: "Se hai fame mangia, se hai sete bevi", e questa risposta ha spesso generato non poca confusione; in realtà, l'espressione non significa assolutamente "fai quello che ti pare", bensì "se hai fame, mangia e basta; se hai sete, bevi e basta, senza pensare ad altro": in altre parole, "concentrati esattamente su quello che stai facendo, qui ed ora".

Kodo Sawaki, un famoso maestro zen del nostro tempo che ha avuto una grande influenza nel mondo del Budō, ha detto: "Se credete di ottenere qualcosa praticando lo zazen, siete già invischiati in una pratica impura. Quando fate zazen, fate zazen e basta. Se l'illuminazione viene, viene e basta. Non bisogna attaccarsi al raggiungimento".

Nel Kendō è la stessa cosa: studiando una tecnica, infatti, è indispensabile concentrarsi esattamente ed esclusivamente, qui ed ora, sulla tecnica (waza), e non sul fatto di dover colpire il nostro compagno ad ogni costo: colpire il nostro compagno è una conseguenza della tecnica, e non lo scopo.

Lo scopo della tecnica è la tecnica stessa. Infatti, se nell'eseguire una qualsiasi tecnica si ha come obiettivo primario quello di colpire il nostro compagno, inevitabilmente non si è concentrati sui punti fondamentali della tecnica; viceversa, ponendo l'attenzione solo sulla tecnica, colpirlo non sarà che una naturale conseguenza.

Nel combattimento è la stessa identica cosa: Taisen Deshimaru Roshi sottolineava questo concetto dicendo che "non è necessario voler vincere; solo allora si può veramente vincere".

Quindi, praticando Kendō, l'atteggiamento mentale da assumere è quello che nello zen è detto mushotoku, cioè “lo spirito del non profitto”: liberarsi dal passato (paura di non riuscire) e dal futuro (attaccamento al risultato) e vivere pienamente, qui ed ora, il presente.

Attraverso la pratica mushotoku, a poco a poco, si impara a non perdere di vista il presente e a porre la massima attenzione ad ogni piccolo gesto, assaporando il gusto di quello che si sta facendo.

Una delle debolezze della nostra cultura è il "fare per": qualsiasi cosa noi facciamo, la facciamo per un motivo, per uno scopo.

In questo modo, però, capita spesso di perdere di vista quello che stiamo facendo, protesi come siamo verso il traguardo finale, verso il risultato; e se, alla fine, questo risultato non dovesse, per i più disparati motivi, arrivare, nascono inevitabili frustrazioni.

Modificare questo atteggiamento mentale non è sicuramente facile, ma è assolutamente necessario per praticare il vero Kendō.

Attraverso la pratica mushotoku, a poco a poco, si impara a non perdere di vista il presente e a porre la massima attenzione ad ogni piccolo gesto, assaporando il gusto di quello che si sta facendo.

Ed ecco che, allora, la pratica del Kendō assume tutto un altro significato rispetto alle concezioni abituali, lontano dal "fare per": non si fa Kendō per vincere qualche medaglia o per imparare a difendersi, ma solo per il gusto di fare Kendō, così, senza scopo.